Black cab (no time for being patient)

La prima zanzara del mio viaggio l’ha ammazzata Lucas, un ragazzo spagnolo dallo zaino da Guinness dei primati trascinato facilmente a dividere il taxi con me. Nella mia prima ora in Asia è con lui che ho condiviso la confusione e l’apprensione per un tragitto aeroporto-città che sembrava un secondo viaggio tra i continenti.

Lucas e il suo zaino sono scesi presto, la sua ansia da backpacker occidentale non riusciva a reggere le troppe incognite del tragitto complicato scelto dal tassista: ad ogni svolta corrispondeva un crescendo drammatico di caos, di file interminabili, di clacson esasperati. Un ottovolante troppo disordinato da ripercorrere sul navigatore del suo iPhone, con quella diffidenza più teutonica che mediterranea che vuole il viaggiatore sempre all’erta per sventare ogni tentativo di truffa. Con il palmo della mano ancora sporco del sangue della zanzara ha scosso il tassista dal suo panico da ora di punta e in qualche modo è riuscito a fargli comprendere la sua richiesta repentina. Il taxi color pece ha accostato ai margini dello stradone davanti ad un chiosco brulicante di ragazzi con la testa china su mille ciotoline diverse, intenti a trangugiare chissà che. Più interessata dall’arcobaleno di sgabellini su cui erano appolaiati gli affamati che al frettoloso recupero del bagaglio di Lucas ho intascato la sua parte, in banconote fresche di stampa e ho salutato quel ragazzo già preoccupato dalla confusione delle strade di Hanoi. Mentre il taxi ripartiva ho sperato che Lucas si fosse sbagliato su quell’autista dall’inglese incerto e che le deviazioni incorse fossero funzionali al delirio dovuto al traffico delle 17.

Solo due settimane dopo ho messo in ordine le idee su quel viaggio e compreso che Lucas era stato talmente impaziente da scendere ancora alle porte della città. Le strade di Hanoi non seguono nessuna logica, anche da un piunto di vista non occidentale ma il tassista aveva ragione: all’ora di punta non è possibile inventarsi un altro tragitto. Chissà se Lucas dopo aver percorso quasi cinque chilometri a piedi lo avrà capito.

 

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